Navigarmi. Istruzioni per l’uso

Amo il nero, l’unico colore in grado di raccontare la luce e la tenebra.

Amo lo spazio, il senso di vuoto.

La nuova veste di questo blog è meno intuitiva ma per trovare tutte le categorie (articoli, video, trasmissioni, esclusive, ospiti) basta scorrere fino in fondo e cliccare sul widget a destra.

Per navigare e per vivere mai puntare verso nord. La strada giusta è solo a sud est. 

 

Annunci

Tutte le migrazioni sono storie di vita. Come quella di Hembadoon e delle sue due famiglie

di Tiziana Pasetti (storia di Daniela P., raccolta nell’articolo a mia firma pubblicato sul settimanale Confidenze con il titolo ‘Papapà’) – Quando si parla di corpi neri o di colori poco occidentali ripescati dalle acque la cosa peggiore che si possa fare è fermarsi agli occhi sbarrati, alla pelle gonfia, ai vestiti strappati, ai capelli scomposti. Le migrazioni raccontano vite, momenti, relazioni, progetti, speranze. Tutte le migrazioni sono storie di vita. Grandi storie di possibilità e opportunità. Il nostro compito, il compito del giornalista, è non smettere mai di ascoltare e raccontare, dare una voce al singolo e non un’immagine più o meno retorica al lettore seduto in poltrona.

_

Ho imparato il significato della parola amore in quello che per la maggior parte delle persone rappresenta forse uno dei momenti più drammatici della vita: la perdita di un genitore.

Mi chiamo Daniela e quella che sto per raccontarvi è la mia storia, la storia di mio padre, della mia famiglia e di come tutto, un giorno, è cambiato. Grazie al più prezioso dei fiori, alla più bella e splendente delle creature: Hembadoon.

arm

Mio padre, Pasquale, è sempre stato un burbero, viso arcigno e arricciato. Le rughe come solchi. Grande lavoratore, mai un gesto tenero verso mia madre o noi figli. Mamma Diana, io e i miei tre fratelli, Lucio, Dante e Giuliano, non lo abbiamo visto sorridere spesso. Ridere sì, soprattutto con gli amici, ridere forte, quasi con sfregio. Ma di cuore e con il cuore no, non ho memoria. Continua a leggere

L’Aquila, storia di chi parte e di chi resta (e degli emigranti fashion tra i vicoli della città cantiere)

di Tiziana Pasetti – (l’articolo è stato pubblicato il 18 luglio 2018 sul quotidiano Il Messaggero nella mia rubrica settimanale ANNO X con il titolo ‘Storia di chi parte e di chi resta e degli emigranti fashion tra i vicoli’) – «Il pane, ovvio. Quello non puoi trovarlo uguale da nessun’altra parte», «Gli aperitivi pettegoli, unici al mondo. Ho viaggiato e vissuto in Italia e all’estero, ma quello che siamo in grado di tirare fuori a L’Aquila è unico», «La camminata alla Madonna Fore la domenica alle 11, i portici in salita», «Roma a meno di un’ora», «Le ferratelle di mia zia e gli arrosticini pure a colazione». Per le città del centro sud che hanno subito più di altre la pulsione migratoria (ogni abitante aquilano ha parenti sparsi ovunque tra Europa, Stati Uniti, America del Sud – unica con numerosi casi di contro emigrazione a causa delle difficili condizioni politiche – e soprattutto Australia) l’estate è stagione dei ritorni. Dei ritorni pittoreschi, quelli dei cugini nati altrove che dai genitori hanno imparato un dialetto antico, quelli di chi è partito perché alternativa non c’era: un tempo si andava via non per vivere ma con la speranza di riuscire a sopravvivere.

Da L’Aquila non si è mai smesso di andare via, anche quando i tempi sono cambiati. Non è più stata questione di sopravvivenza; è stata, è tuttora, la presa di coscienza che in questo territorio, complice la chiusura orografica e mentale, esprimere al meglio o anche solo al minimo le proprie capacità è cosa se non impossibile di più.

ax4

Continua a leggere

L’Aquila come New York, una città minacciata dalla morte sociale

di Tiziana Pasetti (l’articolo è stato pubblicato mercoledì 11 luglio 2018 sul quotidiano Il Messaggero con il medesimo titolo nella mia rubrica settimanale Anno X) –  Nelle insuperate Lezioni di Sociologia di Horkheimer e Adorno, nel capitolo dedicato agli Studi di comunità, i due autori affermano che ad emergere dalle indagini sulle realtà europee sia «un elemento comune, e cioè che una città moderna non costituisce precisamente un’unità in sé conchiusa ma sta in un contesto di rapporti funzionali con tutto un paese e, in ultima analisi, con la società nel suo complesso». Nei casi, rari ma di scuola, in cui una città si ritrovi ad essere frantumata in macerie fisiche e relazionali, questa affermazione richiama a sé nuovi sforzi interpretativi e di osservazione. Una comunità che emigra dalla tranquilla scansione quotidiana e dal numero civico obbligata da eventi fisici (può essere una guerra, un’alluvione, un terremoto) e non (una concezione metropolitana frammentata nella sua immensità compositiva e di provenienza, come è il caso di New York, mille ingredienti ancora in bilico tra la pentola fumante del melting pot e la conservativa salad bowl) si sottopone ad un processo che è di mutamento e di bisogno di continuità allo stesso tempo. La specificità degli studi sociografici, che alla rilevazione e lettura del dato statistico mixano l’osservazione partecipante e la rilevazione di storie di vita, ci consegna micro-significanti che sono il risultato delle azioni politiche e individuali passate e indicatori preziosi per condotte amministrative presenti e future.

NY tp

Ph: Tiziana Pasetti

Continua a leggere

Chiusura dei porti e migranti in mare: L’Aquila, fatti sentire, tocca a te

di Tiziana Pasetti (l’articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Messaggero con titolo medesimo nella mia rubrica ANNO X il 5 luglio 2018) – L’agenda setting di questo inizio estate è segnata, complice la grande assenza della squadra italiana dai campi mondiali di Russia, da un unico argomento: la presa di posizione del governo italiano e in particolare del suo ministro degli Interni in merito ad un tema drammatico e difficile da analizzare, mi riferisco ovviamente alla chiusura dei porti italiani ai migranti provenienti dal sud del mondo.

Più che per le strade o piazze il luogo preferito dal popolo è quello inter(net)connesso, quello protetto da una rete che ci nasconde dagli sguardi e dalla reazione epidermica degli scambi dialettici en plein air e lascia spazio al peggio di quello che siamo: prendi una giornata andata storta, una delusione personale, un mezzo disincanto ed è fatta, la rete diventa la punching ball ideale e neanche troppo virtuale dove sfogare fiele e piccolezze. Non c’è differenza tra chi appoggia Salvini e chi lo attacca; i modi sono gli stessi e il tema in oggetto lontano dalla vita che ognuno di noi si trova a dover affrontare ogni giorno: i migranti arrivano nelle nostre città dopo il passaggio igienico operato nei centri di prima accoglienza e il crimine, quello grande, non è quasi mai in rapporto numerico diretto con loro.

tendopoli aq

Continua a leggere